Il team o la vetta?

Max

È un’alba fredda e dorata quando usciamo dal Rifugio Elisabetta, a 2.200 metri tra le cime della Val d’Aosta. Oggi ci aspetta una salita impegnativa verso Punta Lechaud: serviranno ramponi, corde e un po' di coraggio.

Mentre ciascuno di noi armeggia con scarponi e zaini, Martina ci legge la divisione in gruppi (e rispettive cordate) della giornata.

Incrocio lo sguardo di Max quando il mio nome viene nominato accanto al suo, e il suo viso si illumina del larghissimo sorriso che lo contraddistingue: impossibile resistere e non rispondere; ci si sente in buone mani.

Il team o la vetta? Max

Max è una di quelle persone che emana energia positiva e genuinità, il tipo che riesce a sembrare sereno anche quando il gioco si fa duro e tu vorresti tirarti indietro. Insomma, un compagno di cordata (e di team) ideale.

Soprattutto perché è un vero giocatore di squadra. Non l’ho mai visto lasciare indietro qualcuno, in tutte queste uscite. Ha un modo molto naturale, che non fa mai pesare al gruppo, di restare nelle retrovie, di prendersi il ruolo non proprio ambitissimo di “guardiano” di chi, per un motivo o per l’altro, si trova in fondo alla fila. Non l’ho visto spesso in cima, ma dal fisico asciutto e dal modo in cui chiacchiera anche durante le salite più estenuanti capisco che non sono certo le difficoltà fisiche a rallentarlo. Sono curiosa, quindi: perché lo fa?

Il team o la vetta? Max

Forse è per il suo passato. Mi racconta che lavorava nel sociale, che progettava e creava avventure e attività per giovani e meno giovani con vari problemi. “Oggi invece faccio attività che aiutano gli adulti ad imparare a cambiare”, mi dice ridendo mentre camminiamo. Sorrido: in effetti è una definizione azzeccata, visto che quello che Methodos spesso fa per supportare il cambiamento nei propri clienti è creare situazioni di sfida (fuori dalla comfort zone), di avventura.

E, come scopro in fretta, è un montanaro nell'anima.

Si districa bene tra i boschi e sa scegliere il sentiero migliore, ma anche capire come dosare le forze o quando rallentare perché un compagno è in difficoltà.

“Sono un uomo di montagna, il mare mi ha sempre annoiato un po', fin da quando ero ragazzino. Lasciami in spiaggia e resisto poco, buttami in mezzo ai boschi invece e mi riempirai di gioia! Quando mi hanno detto di M4810 ero felice come una Pasqua.

L’ho trovata un’occasione unica, sia per riprendere a camminare seriamente, cosa che avevo smesso di fare da un po’, sia soprattutto perché lo trovo davvero un progetto visionario. Non basta l’allenamento fisico, in montagna ciò che conta è soprattutto quello mentale. L’attitudine alla sfida, al gruppo, al superamento del limite, senza però dimenticare la sicurezza del singolo e del team. È quello che proviamo a trasmettere ai clienti ogni giorno, soprattutto quando li portiamo a “giocare” in contesti lontani dalla loro comfort zone. Applicarlo su noi stessi è semplicemente geniale”.

Mi racconta qualche episodio mentre continuiamo a camminare in salita, e dato che Max parla con scioltezza come se non stesse facendo nessuna fatica, capisco che lui potrebbe essere tra i primi ad arrivare in vetta ad ogni uscita. Eppure questa è quasi la prima volta che non lo vedo in fondo, a chiudere la via con la radio in mano.

Provo a sondare il terreno, chiedendogli cosa pensi delle sue possibilità di arrivare in cima al Bianco, dato che è un camminatore appassionato ma non certo un alpinista conquistatore di vette. Lui mi lancia uno sguardo ironico: “Cara mia, arrivato a una certa età posso prendermi il lusso di non preoccuparmene. Ormai ho perso qualsiasi velleità di voler giocare a chi l’ha vinta, o di esibizionismo. Arrivare in cima non è una necessità per me, non devo dimostrare nulla, non mi pesa restare indietro. Io cammino per camminare, perché mi piace farlo e vivere la montagna, perché amo questo progetto e la sfida personale e lavorativa che ci lancia, ma non potrei lasciare indietro un compagno per farlo come piace a me.

Quindi, se mi chiedi del Monte Bianco, posso solo dirti: arriverò dove arriverò. Ogni step sarà una sorta di esame di ammissione, la Vallée Blanche lo sarà per il Rosa, il Rosa per il Bianco, e via così. Anche oggi è un test importante, la prima volta con i ramponi ad altitudini elevate, e mi dirà molte cose sulle mie capacità. Se il mio corpo me ne darà la possibilità, ci proverò. Vedremo dove saprò arrivare”.

Poi si ferma un attimo a rifletterci, e dopo qualche secondo aggiunge ironico: “certo però spero di non arrivare sotto la cima del Bianco e dover rinunciare a un passo dalla vetta!”.

Intanto, mentre parliamo, la salita si fa più dura. I campi verdi hanno lasciato il posto alla neve, l'ambiente è completamente diverso, l'altitudine comincia a giocare brutti scherzi ai nostri polmoni. È una faticaccia, e vedo i miei compagni di cordata provati quanto me.

Superiamo "pezzi" di altre cordate, persone che hanno voluto rallentare o hanno proprio deciso di fermarsi, e la nostra guida Arnaud che li riunisce insieme per scendere.

Il team o la vetta? Max

"Sai, ero preparato alle dinamiche di team che si sarebbero create in questo progetto, ma non mi aspettavo che sarebbero state così determinanti”. Continua Max. “Stiamo modellando ogni scelta, ogni decisione, su noi stessi e sulle nostre reazioni, perché c'è qualcosa di profondamente personale in quello che stiamo facendo. Ogni volta che una persona si ferma, o viceversa che si sforza di andare avanti, ha un impatto su se stessa, ma anche sul gruppo".

Non sono certa di capire a cosa si riferisca, ma lo interpreto come uno spunto autobiografico; come un tentativo di spiegarmi con altre parole le motivazioni che lo spingono, sia avanti sia indietro.

Quando arriviamo sotto lo sperone di roccia e ghiaccio che è Punta Lechaud, ci accasciamo sulla neve affamati e stanchi. Io mi avvento sul cibo, sperando che mi dia l'energia per affrontare l'ultimo tratto.

Mangiamo i nostri panini velocemente e, quasi prima di aver avuto il tempo di riposarci, è già il momento di mettere i ramponi: ci aspetta la salita per la vetta.

Mentre armeggio con gli scarponi, vedo che Max invece non si è mosso e non sembra intenzionato a farlo. Che succede?

“Credo che mi fermerò qui”, sentenzia semplicemente, lapidario. Rimango di stucco: ma ci siamo quasi! Mancano poche centinaia di metri alla vetta, e non capisco perché voglia mollare ora. Ma leggo nel suo sguardo, oltre la fatica e l’apparente motivo della stanchezza, qualcos’altro.

Cerco di spronarlo, di convincerlo che ce la può fare, ma lui mi sorride placido scuotendo la testa.

"Te l'ho detto Ila: se sentissi che ce la faccio ed è la cosa giusta, lo farei. Non preoccuparti, sto bene. Vi aspetto qui!".

Non insisto oltre, non avrebbe senso; lo saluto mentre ci avviamo su per la cresta.

Voltandomi indietro per farlo, noto tre puntini colorati che salgono lungo la vallata della montagna…

Sono Arnaud, Sabrina e Carlo, le persone che avevamo superato più a valle e che avevano deciso di fermarsi. E stanno arrivando, in modo lento ma costante e deciso. Con il proprio passo, alla fine.

Sembra che Max avrà compagnia!

Arrivare in vetta è come il premio più bello di Madre Natura per tutta la fatica fatta. Ci guardiamo intorno con un sorriso da un orecchio all'altro, scambiandoci abbracci e strette vigorose. La mia cordata è l'ultima a salire, e incontriamo quelle precedenti in fase di discesa con la nostra stessa espressione di sorpresa soddisfazione.

Quando anche per noi è ora di scendere, dopo aver riempito gli occhi e i polmoni di montagne per qualche minuto, vedo però qualcun'altro che sale. Che strano, eravamo gli ultimi.

Guardo meglio e…sono loro! Arnaud, Sabrina, Carlo, e anche Max.

Mentre gli passiamo accanto riempiendoli di complimenti e incitazioni, incrocio il suo sguardo, e lui mi riserva un gran sorriso d'intesa.

Sorrido a mia volta: alla fine è riuscito a raggiungere la vetta e a non lasciare indietro nessuno, pienamente nel suo stile!

Il team o la vetta? Max

The journey

1

M

3061

Mont Fallère

Methodos - M4810 - Mont Fallère

È la prima vetta oltre i 3.000m del nostro progetto

Il Mont Fallère  si trova nelle Alpi del Grand Combin in Valle d'Aosta.

Collocato tra la Valle del Gran San Bernardo e la Valdigne, rappresenta un  ottimo ingresso nel magico mondo dei Tremila. Il Mont Fallère, situato nel cuore della Valle d'Aosta propone una vista panoramica a 360° su tutte le vette valdostane. Il tracciato non è da sottovalutare ma in definitiva non presenta che lievi difficoltà alpinistiche e solo nel tratto di cresta finale.

Saliamo in due tappe: il primo giorno fino al Rifugio Fallère; il secondo giorno arriviamo alla vetta e poi scendiamo a valle. 

Leggi l'articolo di questa uscita :)

2

M

3128

Punta Lechaud

La nostra prima salita alpinistica ad una cima

La Punta Léchaud (3.128m) si trova lungo la linea di confine tra l'Italia (Valle d'Aosta) e la Francia (Savoia). Si trova a sud del Col della Seigne (2.512m) tra la valdostana val Veny e la savoiarda Valle dei Ghiacciai.

Saliamo in due tappe: nella prima giornata camminiamo da La Visaille al Rifugio Elisabetta Soldini (2.195m); nella seconda giornata salita alla punta e ritorno a La Visaille. 

Dal Rifugio si sale al Colle di Chavannes (2.603m); dal colle si deve abbandonare il sentiero segnalato che inizia a scendere nel Vallone di Chavannes, seguendo un sentiero sulla destra che attraversa in piano il ripidissimo versante orientale del Monte Lechaud. La traccia prosegue sulla destra, sempre non lontana dalla cresta del Monte Lechaud e supera un valloncello di pietrame o neve, raggiungendo l'ampia conca dove è collocato il Ghiacciaio di Chavannes. Calzati i ramponi si mette piede sul ghiacciaio salendo in diagonale verso sinistra. Dal dosso si volge gradualmente a destra puntando direttamente alla cima, che si raggiunge superando alcuni tratti di facili roccette a gradoni. Panorama vastissimo e spettacolare sul versante italiano del Monte Bianco.

Leggi l'articolo di questa uscita :)

 

3

M

3842

Vallée Blanche

Methodos - M4810 - Vallée Blanche

Traversata a piedi del ghiacciaio del Gigante verso l'Aiguille du Midi

Benché possa sembrare una "passeggiata panoramica", la Vallée Blanche non va sottovalutata, in quanto si tratta di un itinerario che prevede l'attraversamento del ghiacciaio del Gigante. È sempre necessario farsi accompagnare da una Guida Alpina che conosca molto bene l’itinerario e sappia leggere i pericoli.

Saliamo con funivia a Punta Helbronner (3.462m), indossiamo imbrago e ramponi e ci leghiamo in cordata. 

Il primo tratto ci fa perdere quota e poi si inizia a risalire verso l'Aiguille du Midi. L'ultimo tratto prevede la risalita di crinale e cresta innevata dell'Aiguille du Midi, con arrivo a 3.842m. 

Il ritorno è con i panoramici ovetti che ci riportano a Punta Helbronner. 

4

M

4061

Gran Paradiso

Methodos - M4810 - Gran Paradiso

Il Gran Paradiso è l'unica montagna di 4000m totalmente in territorio italiano.

Il Gran Paradiso è l'unica montagna di 4000m totalmente in territorio italiano. Classica e affascinante salita: dopo una prima parte su ghiacciaio, per poter raggiungere vetta con la statua della Madonna, bisogna superare alcuni semplici passaggi di roccia.

5

M

4559

Monte Rosa

Methodos - M4810 - Monte Rosa

2 giorni di full-immersion sul Monte Rosa per approfondire le tecniche alpinistiche.

Il Monte Rosa o Massiccio del Monte Rosa è un massiccio montuoso delle Alpi, posto nella sezione alpina delle Alpi Pennine, lungo il confine spartiacque tra Italia (al confine tra Valle d'Aosta e Piemonte) e Svizzera, che dà il nome al supergruppo delle Alpi del Monte Rosa, composto da diversi e importanti gruppi e sottogruppi, a est del Cervino e a sud-est del Massiccio del Mischabel. È il più esteso massiccio delle Alpi, il secondo per altezza dopo il Monte Bianco, il monte più alto della Svizzera e il secondo d'Italia, nonché quello con l'altitudine media più elevata: vi appartengono 9 delle prime 20 cime più alte della catena alpina.

6

M

4810

Monte Bianco

Methodos - M4810 - Monte Bianco

Il Monte Bianco (Mont Blanc in francese e in arpitano) è una montagna situata nel settore delle Alpi Nord-occidentali, lungo la sezione alpina delle Alpi Graie, sulla linea spartiacque tra la Valle d'Aosta (val Veny e val Ferret in Italia) e l'Alta Savoia (valle dell'Arve in Francia), nei territori comunali di Courmayeur e Chamonix, che dà il nome all'omonimo Massiccio del Monte Bianco, appartenente alla sottosezione delle Alpi del Monte Bianco.

Con i suoi 4.808,72 m d'altezza (ultima misura ufficiale il 13 settembre 2017) è la montagna più alta delle Alpi, d'Italia, di Francia e in generale dell'Europa se si esclude il Caucaso: da qui il suo soprannome di Re delle Alpi. Condivide assieme al Monte Elbrus nel Caucaso un posto tra le cosiddette Sette Sommità del Pianeta.

Prevalentemente di natura granitica, irta di guglie e di creste, intagliata da profondi valloni nei quali scorrono numerosi ghiacciai, è considerata una montagna di grande richiamo per l'alpinismo internazionale e, da un punto di vista della storiografia alpinistica, la nascita dell'alpinismo coincide con la data della sua prima ascensione: l'8 agosto 1786.